Storico: Le Origini

InfermieristicaTeatrale

Quarant’anni, più della metà come infermiere e poco di più come attore e poi, ma molto tempo dopo, anche regista (teatrale, cortometraggi e documentari).

Dopo anni di convivenza e di continue contaminazioni reciproche, nel 2005 ho per la prima volta unito in modo formale queste due passioni nell’elaborato di tesi per l’equipollente universitario del mio essere infermiere diplomato professionale, classe 1989. Una tesi di ricerca sperimentale sulla formazione “artistica” degli infermieri, l’ipotesi di un progetto di formazione ECM interna con laboratori di “Infermieristica Teatrale” mirati, grazie alla mia esperienza in entrambi i campi, ad esplorare il connubio tra la nostra arte infermieristica e quella teatrale.

La tesi mi ha permesso di analizzare le fondamenta teoriche e scientifiche di questa idea (esiste oggi una letteratura significativa sui benefici del sorriso e della risata, più banalmente conosciuta come comicoterapia) e di approfondirne aspetti pratici di implementazione e applicazione a situazioni ricorrenti nella pratica infermieristica.

L’obiettivo centrale del progetto è rafforzare il “Care”, una dimensione integrante e fondamentale del nostro lavoro, anche se non di rado svalutata a causa di un’enfasi quasi ossessiva sul “Cure”. Care è il prendersi cura della persona, non solo del corpo obbligato al box, ma anche dell’anima e della mente, e di conseguenza nutrirla con tutto ciò che necessita, amore, affetto, comprensione, sorrisi, risate, chiacchierate, in alcuni casi qualche lacrima,tu chiamale se vuoi… Emozioni.

La stessa OMS nella definizione di salute parla di Salute Fisica, Psichica e Sociale.

Sono solo in ordine alfabetico? Per priorità?

Prendiamo un’emergenza, un arresto cardiaco.

Salute Fisica: ristabilire l’attività cardiaca e curare tutti gli effetti collaterali; prevenire e ridare autonomia. Nel momento in cui la persona riprende conoscenza, noi iniziamo a relazionarci, cercare di dare calore umano e aiutarla a vivere quel momento per poi sostenerla e accompagnarla a tornare alla Salute Psichica. Il prendersi cura della persona poi si espande a prendersi cura del suo mondo, almeno finché deve relazionarsi con il nostro, per poi avviarlo a cure domiciliari, ambulatoriali o semplicemente il suo medico curante e tornare finalmente a casa a vivere e a sognare la sua vita: Salute Sociale

Nei miei quasi dodici anni (1996-2007) in OncoEmatologia Pediatrica nell’ospedale S.Orsola di Bologna l’ho potuto constatare, praticare e vivere in prima persona nel trattamento, anche terminale, dove “Care” significa anche e soprattutto infondere serenità e forza ai genitori e alla stessa equipe assistenziale per affrontare al meglio la morte e gettare le fondamenta per “ricominciare” a vivere.

Nel 2008 ho potuto lavorare in un ospedale di una Ong a Lashkar Gah, nel Sud dell’Afghanistan e ho constatato di persona che il teatro piace anche agli afgani, “nonostante la guerra”; io, ovviamente, attuo il mio metodo, ma quello che mi auguro, a prescindere dal mio progetto, è che si arrivi ad una presa di coscienza collettiva, dare la possibilità di fare teatro vuole dire dare la possibilità a chi vuole, di cercare dentro di sé altri strumenti per relazionarsi con se stessi e con il prossimo. Questa esperienza è concentrata in un documentario, purtroppo bloccato da un veto e quindi non pubblico, e in un libro, il mio Diario di Bordo, pubblicato con Across Alive.

L’attenzione per il Care rappresenta una frontiera cruciale della pratica ospedaliera, nel trattamento delle persone anziane, adulte e, ovviamente,  anche quelle più piccole. Per questo progetto ho cercato e trovato alcuni consulenti esterni (“Hey Team”), per dare un riscontro con delle evidenze scientifiche specialistiche; In questo lustro ho collaborato con vari dipartimenti sparsi nella penisola, enti o associazioni mossi da una propria e indipendente voglia di migliorarsi sempre di più, ma continuerò a cercare un ospedale che abbia intenzione, voglia, possibilità e risorse per attuare il mio progetto di ricerca. E cercare alleati in questa realizzabile utopia.
Anche perché:

Un’organizzazione che ride è un’organizzazione seria,
un’organizzazione che non ride è solo un’organizzazione ridicola.

E un infermiere che regala buonumore con la sua arte e la sua professionalità fa bene in primis a se stesso, poi all’unità assistenziale e per ultime, ma non per importanza, fa molto bene alle persone malate e al mondo che le circonda.

Andrea Filippini

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