Laboratorio Residenziale di Infermieristica Teatrale: Modulo Base (Aprile 2016). Com’è andata?

Laboratorio Residenziale di Infermieristica Teatrale: Modulo Base (Aprile 2016). Com'è andata.

A distanza di un mese, eccoci qui, a parlare della Residenza di Aprile.
E come iniziare se non subito con un bel grazie, un grazie enorme a tutto il gruppo: 70 ore abbondanti, vissute intensamente tra Laboratori, pause, mangiate collettive, chiacchiere, sveglie con gli abbracci e ogni tanto, anche dormire, un po’, ma non troppo. In 70 ore si è creato un amalgama umano, professionale e artistico che ha portato a dieci minuti di palco spettacolare.
Ovvio, noi siamo felici e contenti, ma per evitare di cantarcela da soli, stiamo zitti e vi lasciamo alle parole di Giulia, collega fisioterapista, che ovviamente abbracciamo e ringraziamo.

Mi avete chiesto di scrivervi cosa fosse per stata per me questa esperienza, ebbene tenterò questo arduo compito prima che la frenesia porti via le emozioni e io non debba andarle a cercare nei ricordi, ma possa sentirle ancora addosso.

È molto difficile non pensare che il tempo trascorso insieme sia stato solo pochi giorni, perché mi sembra di essere stata lì dei mesi, e ora, tornata al tempo-vita reale, sembra che invece di 3 giorni siano trascorsi altrettanti mesi.

Mi risulta complicato riuscire a tornare del tutto alla realtà e a non aver voglia di sentire ogni giorno i miei “compagni di avventura”, bramo la loro voce, le loro esperienza, i loro volti, le loro risate o semplicemente un caffè in compagnia. Abbiamo parlato di sociopatia … già … io tutt’ora mi ritengo un amante della solitudine, ma ora mi sento parte di una solitudine condivisa, un ossimoro dolce e complesso da spiegare, ma che non posso fare a meno di ricercare.

Il riuscire a delineare cosa è stato essere tra voi non è facile, mi ripeto, e penso sarà impossibile, ma ci proverò.

Sono arrivata come un’intrusa, una piccola zecca curiosa e sorridente, in silenzio, come mi riesce molto bene fare, cercando di sentirmi parte del gruppo, ma allo stesso tempo osservando quelle strane creature che avevo intorno, con un po’ di diffidenza e sorpresa, come i bambini.

Ecco allora che mi sono sentita catapultata in una realtà al limite tra il magico e il reale: il luogo trasudava di esperienza, sembrava che le mura, le pietre del monastero continuassero a parlare ad ogni nostro movimento e noi non potevamo fare altro che arricchirle, litigando per il posto nel bagno e le stoviglie della cucina, tra una chiacchera e l’altra, tra il lavoro e “i sogni nel cassetto”, sulle tovagliette riciclate di cartone e i sughi unici di Diego e Christian.

Abbiamo dialogato di Filosofia con Giulio come non facevo da anni, in un posto dove non mi sarei mai immaginata di farlo, con figure che per me erano di stampo puramente scientifico, e mi sono trovata spiazzata; sentir parlare di Giordano Bruno, di Galileo, di Socrate mi ha aperto il cuore, e ha districato tanti pensieri confusi e ne ha attanagliati altri.

Le “incursioni teatrali” di Marvel (Lorenzo) erano meravigliose, tanto brevi quanto intense, emozionanti nella loro semplicità… cosa c’è di così difficile nel toccarsi? Nell’ascoltarsi? Nel guardarsi? Nel cercarsi? Una complessa semplicità dura e morbida.

Discutere con Floppy (Andrea) , di comicità e di guerra, di malattia e di cura e sentir parlare di sofferenza in un modo tanto dolce e professionale, mi sta spalancando nuove porte e possibili orizzonti.

Abbiamo capito come l’esperienza di ognuno di noi può modificare la nostra concezione di lavoro, e come è possibile contaminare ogni cellula del corpo dell’altro attraverso un sorriso e un tocco. Quindi perché non farlo?

Ci siamo trovati a ballare fino allo sfinimento, abbiamo inventato giochi e ci siamo rincorsi come ragazzini e, tra musica e parole, ci siamo confessati. Ciò che ne è saltato fuori è stato un breve estratto di emozioni racchiuse in uno spettacolo, in cui ognuno di noi ha dato parte di sé stesso, per capire veramente chi siamo. Eh, bella domanda, chi siamo?

Mi hanno chiesto di dire perché ero lì. Perché ero curiosa di sapere chi eravate, chi erano quelle persone che tanto stimo, e che tanto non capisco, avvolta anche io dagli stereotipi del mondo (come del resto ne sono parte anche io e ogni professione sanitaria… forse perché non ci conoscono).

Cosa ho raccolto? Storie … sono un’amante delle storie, me ne nutro incessantemente e voi tutti me ne avete regalate di splendide, vere, sofferte e divertenti; vi si leggevano le emozioni negli occhi, i quali brillavano e si incupivano al limite delle lacrime e a volte anche oltre. È stato bello portemi portare dietro una parte del vostro bagaglio, una parte del vostro amore, e spero di avervene regalato un po’ del mio.

Mi porterò a casa una nuova voglia di lavorare, diversa, forse più vera, in cui avrò un ascolto ancora più profondo dell’essere umano che ho davanti, su cui ho il “potere” di tramutare il brutto della sua condizione, in qualcosa di bello e unico, come belli e unici siete voi … anzi siamo noi … noi che siamo AGENTI DI METAMORFOSI!

Grazie ancora di tutto!

Giulia

Un enorme abbraccio a Giulia e a tutte le altre persone.
Nei prossimi giorni seguiranno le foto, il backstage e un regalino che ci siamo fatti.

Prossima Residenza?
Ufficiosamente dal 20 al 23 Ottobre, ma solo ufficiosamente, comunque sempre Modulo Base. Poi, appena si potrà, speriamo il prossimo anno, faremo, solo per chi ha già fatto il modulo base, quello sucessivo.

Nel frattempo, buon lavoro!

Un pensiero su “Laboratorio Residenziale di Infermieristica Teatrale: Modulo Base (Aprile 2016). Com’è andata?

  1. Grazie a tutti voi!un’esperienza davvero unica da provare, che voi siate infermieri, fisioterapisti o chiunque altro abbia voglia di mettersì in gioco!!continuate così, vi abbraccio!!
    Gulia

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