Il progetto

Vision

Prendersi cura di chi si prende cura, arricchendo attraverso il teatro, il bagaglio culturale per dare un’anima alla tecnica, una filosofia alla scienza, un’arte alla professione, perché chi assiste non può ritenersi tale se non ha un po’ della genialità di Leonardo, un po’ della follia di Van Gogh e un po’ della delicatezza di Alda Merini.

Prologo

L’infermieristica è fatta da persone: c’è chi si prende cura e chi viene preso in cura. Queste persone creano dialoghi, relazioni, emozioni collettive, in poche parole, rapporti umani.

È in questi rapporti che emerge spesso la persona nel suo insieme, comprese le parti più recondite ed intime, perché chi soffre abbatte per necessità ogni muro per ricevere più aiuto possibile. L’infermieristica è fra l’altro, un viaggio nell’animo umano e nelle sue emozioni più profonde.

In teatro si conosce l’animo umano attraverso i personaggi che si interpretano e quelli con cui questi si relazionano. Il “mettersi nei panni dell’altro” pone nella condizione di capire meglio le ragioni altrui, mettendo inevitabilmente in discussione le proprie. Il teatro risulta così essere un formidabile strumento di comprensione di sé e degli altri, ma non solo: per poter raccontare una storia a un pubblico è necessario lavorare sulla propria presenza, sulla voce, sul respiro, sulla relazione con gli altri personaggi e con l’ambiente circostante. Il teatro permette quindi di migliorare la propria capacità comunicativa.

Dall’incontro di queste due realtà nasce l’infermieristica teatrale, un percorso dentro l’assistenza e l’arte teatrale, dove il gruppo di professionisti condivide ed elabora emozioni, dubbi, domande e il (con)seguente percorso di ricerca: prendersi cura di sé serve a prendersi meglio cura degli altri.

Introduzione

L’essere umano è il frutto di una lenta evoluzione e tutto ciò che sappiamo e facciamo sono piccole ulteriori evoluzioni da noi dipendenti.
Tra gli argomenti e le pratiche che l’umanità ha studiato e cercato costantemente di migliorare, c’è la cura delle persone malate. La cura si è evoluta con nuove conoscenze, nuovi materiali, nuove tecniche e procedure.

Tuttavia non si è altrettanto evoluto il “care”, fondamento basilare di tutte le persone che si prendono cura, infermieri in primis, come diceva Florence Nightingale nelle sue notti insonni durante la guerra di Crimea. La formazione degli operatori su tecniche, procedure e protocolli non basta. Per prendersi cura di una persona dobbiamo essere capaci di individuare i bisogni che necessitano di una risposta “non tecnica” ma comportamentale, verbale o espressiva, in una parola relazionale.

Essere esperti della cura non può prescindere dal conoscere cosa colora l’animo umano:  bisogna avere la tèchne, ma, nello stesso tempo, bisogna avere anche  le capacità di sentire la vita e il corpo degli altri in ogni aspetto. 

Teatro

Il teatro è un’espressione artistica dell’umanità. È un creare e dare vita a emozioni e pensieri delle persone. Si può immaginare che il teatro sia nato quando una persona ha deciso di comunicare con un’altra, cercando di raccontarle un evento, un pensiero.
Il teatro racconta.
I teatranti, come altri artisti quali musicisti, letterati, ecc., si cimentano in esso per soddisfare sia la loro fame artistica, sia per sensibilizzare le persone su problemi quotidiani, su  problemi importanti quali correnti di pensiero  e movimenti politici. Il teatro si è spinto in tantissime direzioni e ancora adesso cerca nuovi stimoli, nuove forme espressive e tra questi, un tema trattato spesso è stato quello del malessere, ovvero l’assenza dello stato di salute fisico, psichico e sociale.

Gli esempi celebri vanno da Molière con “Il malato immaginario” a Shakespeare con “Amleto”. Si è cercato sempre di raccontare ciò che prova una persona malata e ciò che prova una persona che la assiste per legame affettivo o per professione. Il teatro cerca di aiutare le persone sofferenti. Ma il teatro può aiutare anche le persone che assistono chi soffre?

Infermieristica

Florence Nightingale definisce così l’assistenza (infermieristica):

L’assistenza è un’arte e se deve essere realizzata come un’arte, richiede una devozione totale ed una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore, con la differenza che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle.

Infermieristica Teatrale

Il nostro progetto nasce proprio da questo connubio di arti belle, il teatro e l’infermieristica.
Si viaggia nell’infermieristica attraverso il teatro, applicandone le tecniche, usando la voce, il corpo, il respiro e l’immaginazione. Si prendendo in prestito le storie raccontate nei miti classici che riguardano le grandi questioni dell’uomo e ci si immedesima in storie di vita che non sono le nostre, condividendole. Si sperimentano nuove forme di comunicazione attraverso il gioco, con l’obiettivo che chi cura e chi si prende cura possa trovare sempre più strumenti di relazione.

Il beneficiario dell’Infermieristica Teatrale è prima di tutto il professionista, poi il gruppo di lavoro e in ultimo, ma non per ultimo, la persona malata e il mondo che la circonda.

Cenni storici

L’Infermieristica Teatrale nasce nel 2005 da una tesi di laurea di Andrea Filippini, infermiere e teatrante. Ipotesi della tesi era dimostrare che prendersi cura di chi assiste, stimolando e coltivando strumenti e metodi di comunicazione alternativi attraverso l’uso di tecniche teatrali, migliora il professionista nella sua opera, nelle relazioni con i colleghi, nella capacità di elaborare e metabolizzare stress ed emozioni, con conseguenze positive sulle persone malate e sul loro processo di cura.

Negli anni il progetto è cresciuto e si è concretizzato attraverso interventi congressuali, seminari e laboratori formativi accreditati ECM rivolti a Ordini delle Professioni Infermieristiche di diverse provincie, università, associazioni di settore e aziende ospedaliere. Da quattro anni vengono  organizzati laboratori residenziali di quattro giorni, anche questi accreditati, dedicati ogni volta a venti professionisti del settore. Infine, sono oltre sessanta le tesi di laurea che hanno approfondito l’argomento.

Conclusioni

Il teatro, oltre alle emozioni, condivide dubbi e le storie dove cercare le risposte. Noi siamo attori di tutto questo, con l’intento di preservare e innaffiare l’humus dell’Arte in ognuno di noi. Per questo abbiamo chiamato “Essere o Non Essere” la Residenza Modulo Base, proprio perché la questione è sempre tutta qui: chi vogliamo essere e chi non vogliamo essere.